Testimoni
San Filippo Neri e i membri dell’Oratorio

San Filippo Neri in “Gesù guarisce un infermo”,
Livio Agresti, Chiesa di Santo Spirito in Sassia
Se l’ospedale era senza dubbio considerato un importante centro di formazione professionale, esso era diventato nondimeno anche un luogo di formazione spirituale, sia per i religiosi che per i laici[1]. San Filippo Neri aveva inserito come consuetudine il ricorso a medici, chirurghi e speziali che frequentavano l’Oratorio in gran numero, convinto come era del valore della medicina e dell’opera professionale di chi esercitava «l’arte medica». Molti di loro compaiono tra i testimoni ascoltati nel processo di beatificazione del santo. I rapporti tra l’Oratorio e la classe medica furono perciò sempre molto intensi, e coinvolgevano figure di primo piano tra i medici in servizio presso il Santo Spirito[2]: Bartolomeo Eustachi, Ippolito Salviani, Michele Mercati, che ebbe anche la carica di Commendatore oltre che di medico personale di Papa Gregorio XIII, e Andrea Cesalpino, celebre studioso botanico e naturalista, che curò Filippo Neri negli ultimi tempi e scrisse la relazione sulla conservazione miracolosa del suo corpo quando fu fatta la prima ricognizione.
San Filippo Neri voleva che abitualmente tutti coloro che facevano capo all’Oratorio, e in modo speciale chi voleva entrare nella Congregazione come religioso, imparassero a prestare servizio presso gli ospedali romani del Santo Spirito, della Consolazione[3] e di San Giovanni in Laterano. P. Antonio Talpa, uno dei membri del nucleo originario dell’Oratorio di San Filippo, spiega l’importanza che si attribuiva alla visita agli ospedali: era un «esercitio di mortificatione, molto indicato soprattutto per coloro che erano considerate persone di qualità e stimate nella corte». Infatti l’assistenza ai malati «non solo mortificava esteriormente il senso, per la repugnanza e nausea che sòle apportar quel servitio e per sé stesso il loco solo, ma anco veniva a mortificarli nella reputatione et estimatione, essendo in quelli tempi reputata vile et abietta e da persone mercennarie quel servitio»[4].
I discepoli di san Filippo venivano al Santo Spirito a svolgere il loro servizio nei giorni festivi: rifacevano i letti e ripulivano le stanze, servivano il cibo ordinario preparato nelle cucine dell’ospedale e vi aggiungevano del cibo preparato e portato da loro stessi. Ma soprattutto aggiungevano «il rifocillamento che gli infermi ricevevano nell’anima del cibo spirituale, che insieme l’era somministrato per mezzo delle sancte esortazioni et ammonizioni, che l’andavano inserendo mentre li servivano corporalmente»[5].

San Filippo Neri assiste i malati, stampa del XVIII secolo
Questo impegno era considerato di grande importanza, tanto che lo stesso san Filippo lo poneva, al pari della visita alle 7 chiese, in cima alle priorità della vita religiosa dell’Oratorio. Nonostante questa rilevanza, egli non volle però mai assumere compiti di responsabilità diretta nel governo dell’istituzione, neppure quando gli fu espressamente richiesto dall’allora Commendatore Mons. Bernardino Cirillo, nel 1566, di assumerne la direzione, come aveva suggerito direttamente lo stesso Papa Pio V. In seguito capitò che alcuni sacerdoti oratoriani fossero nominati Commendatori, come nel caso di Mons. Virgilio Spada che ricoprì la carica dal 1660 al 1662, ma la Congregazione come tale non fu mai assorbita all’interno dell’Ospedale[6].
Con la crescita della Congregazione dell’Oratorio, la visita agli ospedali fu affidata stabilmente ai membri laici. Essa si svolgeva all’inizio di ogni giorno festivo, fino a mezzogiorno, quando il gruppo si spostava dall’Ospedale a Santa Maria in Vallicella per l’ascolto del sermone domenicale, aperto a tutti i fedeli. Dopo la predica venivano distribuiti gli incarichi della settimana successiva secondo i quali era previsto che 3 fratelli facessero una ulteriore visita ad uno degli infirmorum hospitia. Per svolgere al meglio tale importante mansione la struttura del cosiddetto “Oratorio piccolo”, cioè quello che riuniva i laici, comprendeva anche 3 «provveditori de gli spedali», uno per Santo Spirito, uno per la Consolazione e uno per San Giovanni, ai quali spettava il compito di preparare il materiale per la visita e coordinare i turni dei «caritatanti». Essi inoltre custodivano la chiave dell’armadio che l’Oratorio aveva in dotazione presso ciascun ospedale e dove si riponevano le cose necessarie al servizio degli infermi. Tale compito era svolto con estrema diligenza, tanto che conserviamo ancora oggi gli elenchi sempre aggiornati degli oggetti contenuti negli armadi. Oltre a ciò il provveditore doveva coordinarsi con la direzione delle strutture nelle quali gli oratoriani andavano a svolgere il loro servizio, dato che si trattava di istituzioni ormai diventate molto vaste, dove i compiti e le mansioni erano stabilite con estrema precisione. Nei momenti di maggior impegno, nel XVI- XVII secolo, il Santo Spirito impegnava circa 400 dipendenti.
Tratto da Vignati, Marco, Santo Spirito in Sassia. Storia arte carità, Ares, 2026
[1]Stefano Tomassetti, Hamministrar il cibo del corpo et anco de l’anima. I caritatanti dell’Oratorio filippino nell’ospedale papale di Santo Spirito (secc. XVI-XVII), in Attraverso la storia. Nuove ricerche sull’età moderna in Italia, Napoli, Editoriale Scientifica, 2020, pp. 423-442.
[2] Elisa Andretta, Medicina e comunità religiose nella Roma del secondo Cinquecento. Il caso dei Gesuiti e degli Oratoriani, In: Médecine et religion: compétitions, collaborations, conflits (XIIe - XXe siècles) Rome, École Française de Rome, 2013, pp. 125-128.
[3] Santa Maria della Consolazione, antico ospedale che nel XV secolo riunì la fondazione di S.Maria in Portico in Campitelli con quella di S. Maria delle Grazie, in una nuova sede presso il Foro Romano. Rimase attivo fino al 1936.
[4] Stefano Tomassetti, Hamministrar il cibo del corpo et anco de l’anima, p. 426.
[5] Stefano Tomassetti, Hamministrar il cibo del corpo et anco de l’anima, p. 428.
[6] Sull’importante figura di Virgilio Spada, si veda Stefano Tomassetti, Cura corporum. Carità, medicina e religione nell’Oratorio filippino (Roma, secolo XVI-XVII), Roma, Viella, 2025, pp. 78-85.